Il diavolo veste Prada 2

L’apertura

Il film comincia in un ambiente elegante e insieme già marcio: Andy Sachs, oggi giornalista affermata del New York Vanguard, partecipa a una serata di premi dedicata al giornalismo. La situazione è fatta apposta per fondere prestigio e umiliazione: mentre i giornalisti sono in abiti da gala e stanno per ricevere riconoscimenti, i telefoni cominciano a vibrare. Sullo schermo dei cellulari compare il messaggio che annuncia il licenziamento dell’intera redazione. La scena, secondo i critici che l’hanno descritta, insiste proprio sulla simultaneità brutale tra celebrazione e rovina: i premi sono economici e fragili, i visi attoniti, l’atmosfera si svuota di colpo. Andy sale comunque sul palco e trasforma il discorso di ringraziamento in un atto d’accusa contro licenziamenti, fusioni, tagli e svuotamento del lavoro giornalistico. Quel discorso fa rumore e comincia a circolare.

Subito dopo il film sposta il baricentro in un altro mondo, ugualmente in crisi ma ancora laccato di lusso: Runway. Miranda Priestly è ancora potentissima in apparenza, ma il terreno le si sta aprendo sotto i piedi. La rivista è compromessa da un pezzo elogiativo su un marchio di fast fashion collegato allo sfruttamento del lavoro; il numero di settembre, un tempo simbolo di potere editoriale, viene descritto come ormai ridotto all’osso; per restare a galla Runway si è piegata ai contenuti “social-first”, al clickbait e ai video brevi, cose che Miranda sopporta a fatica. A livello visivo l’apertura di questo filone è molto da grande evento modaiolo: un gala con tappeto ceruleo sui gradini dell’American Museum of Natural History, sfilata di celebrità, assistenti che corrono, abiti fortemente costruiti, il mondo Runway che prova a sembrare intatto anche se dentro è già lesionato. Miranda qui è affiancata da Nigel e dai nuovi assistenti, Amari e Charlie; inoltre si scopre che è felicemente sposata con Stuart, un musicista e violinista. La sua crudeltà è ancora lì, ma è stata smussata sia dalle nuove regole del lavoro sia da varie lamentele HR: una delle immagini-simbolo del sequel è che adesso Miranda deve persino appendersi il cappotto da sola.

È in questa fase che Irv Ravitz, presidente di Elias-Clarke, vede o viene messo al corrente del discorso di Andy. Colpito dall’energia e dalla credibilità che lei ancora trasmette, decide di richiamarla a Runway come responsabile dei contenuti di approfondimento, con il compito implicito di ripulire la reputazione del marchio e restituirgli peso giornalistico. Miranda non è consultata: per lei Andy è una scelta imposta dall’alto, non una richiesta personale. Questo è importantissimo, perché il film non costruisce un ritorno romantico a Runway: costruisce un ritorno quasi ostile, in cui Andy rientra in un sistema che l’ha già segnata e che continua a non volerla davvero.

Il ritorno a Runway

Prima del rientro c’è una parentesi che serve a mostrare cosa sia stata la vita di Andy in questi vent’anni: non una favola glamour, ma un’esistenza coerente con il giornalismo come vocazione e insieme economicamente più precaria, più normale, più faticosa. Una fonte spoiler scena-per-scena la colloca in un appartamento modesto e piuttosto deprimente; Vanity Fair conferma che l’unica persona della sua vecchia cerchia con cui è chiaramente rimasta in contatto è Lily, con cui continua a vedersi da Bubby’s a Tribeca, proprio come nel primo film. Lily la incoraggia. Anche il suo vecchio ambiente professionale le suggerisce che, in un’industria che crolla, rifiutare Runway sarebbe quasi un lusso ideologico che non può più permettersi.

Quando Andy rientra nel palazzo Elias-Clarke, il film insiste sulla familiarità distorta di quel mondo. Nigel è felice di rivederla e torna a essere il suo ponte tra intelligenza e artificio sociale del fashion system. Vanity Fair segnala che la saluta con un vecchio soprannome e che il film ripropone un nuovo passaggio nell’armadio di Runway, una specie di ri-battesimo estetico. Le vecchie liturgie sopravvivono: gli assistenti aspettano ancora “il libro” la sera, i corridoi restano performativi, l’idea che “un milione di ragazze ucciderebbe per questo lavoro” continua a circolare. Solo che ora il contesto è cambiato: Runway non è più il tempio invulnerabile del 2006, ma una fortezza svuotata. Miranda, dal canto suo, non fa nulla per rendere morbido il ritorno di Andy; anzi, una fonte spoiler racconta che quasi la confonde con “una delle Emilys”, cioè con l’ennesima assistente intercambiabile del suo passato.

Andy conosce anche la nuova geografia del potere minuto. Amari, la nuova prima assistente, non è la fotocopia servile della vecchia Emily: le production notes la descrivono come una figura molto competente, sicura di sé, quasi una Miranda-in-training, ma appartenente a una generazione che non si limita a tremare; tiene testa, controlla, argina. Charlie è più tenero e più aspirazionale, uno che guarda a Nigel come a un modello. Jin, che lavora con Andy, ha invece una fame esplicitamente paragonata alla fame dell’Andy del primo film e, secondo le note ufficiali, il suo lavoro di squadra con Andy contribuisce a una futura soluzione creativa del problema centrale. Questi tre personaggi servono a mostrare che Runway è cambiata sociologicamente, non solo economicamente.

A questo punto il film riporta in scena Emily Charlton. Lei non è più l’assistente isterica che dipendeva da Miranda: ora è una dirigente di Dior negli Stati Uniti, cioè qualcuno che sta dall’altra parte del tavolo, nel punto esatto in cui si decidono gli investimenti pubblicitari di cui Runway ha un disperato bisogno. Il loro incontro è carico di passato, ironia, rivalità e sgradevolezza brillante. Le fonti concordano sul fatto che Emily abbia molto più potere, più veleno e più spazio scenico del passato. In pratica, adesso è lei a poter guardare Miranda dall’alto in basso. Durante questi incontri emergono anche divergenze ideologiche: Andy continua a vedere il giornalismo come campo di senso; Emily ragiona più freddamente sul passaggio dal giornalismo di moda al retail, sui prezzi, sull’esclusione della classe media e sul valore commerciale del desiderio.

Andy si mette al lavoro con serietà, producendo pezzi solidi che però non generano l’impatto numerico desiderato. Nigel le spiega apertamente che nessuno legge quasi più l’edizione cartacea, che Runway ormai sopravvive con scorciatoie digitali e che persino Miranda è costretta a compromessi che per lei sono quasi degradanti. In questa fase Andy scopre che Miranda sogna da tempo un’intervista con Sasha Barnes, ex moglie di un miliardario tech, reclusa, ricchissima e quasi mitologica. Sotto pressione, Andy finisce per promettere a Miranda un incontro che ancora non ha ottenuto; poi passa il tempo successivo a inseguirlo davvero, quasi a rincorrere la propria bugia finché non la trasforma in realtà. Parallelamente il sequel apre due sottotrame personali: da un lato un possibile libro-confessione su Miranda, proposto ad Andy da un editore; dall’altro l’incontro con Peter, un ristrutturatore o restauratore di appartamenti storici, australiano, concreto, leggibile come il contrario atmosferico di Nate. Le fonti secondarie collocano il loro primo incontro durante la ricerca di una casa migliore per Andy.

Il falso rilancio

L’intervista a Sasha Barnes costituisce il primo grande punto di svolta. Andy riesce a ottenerla e parte con Miranda per un incontro in una residenza immensa e controllatissima che nel film dovrebbe trovarsi in Vermont, anche se le note di produzione spiegano che per girarla è stata usata una tenuta di Long Island. È una scena costruita per mettere una donna potentissima davanti a un’altra donna potentissima, con Andy in mezzo a fare da traduttrice morale e professionale. Qui Runway sembra ritrovare improvvisamente il proprio gusto per l’esclusiva, per il profilo raro, per la conversazione che conta. Wikipedia e le fonti giornalistiche concordano su un punto: l’intervista con Sasha rimette Andy in carreggiata e restituisce ossigeno a Runway proprio quando tutto sembrava destinato a non funzionare.

Segue una fase in cui il film lascia respirare il lusso e mostra il potere come ecosistema sociale. C’è una riunione o festa negli Hamptons a casa di Miranda, con ospiti del giornalismo, della moda, dello spettacolo e dello sport; Vulture e le production notes identificano questo luogo come una vera casa di Center Island. Qui il film concede a Miranda un’insolita morbidezza mondana: The Guardian parla di una scena da garden party in cui ride, chiacchiera con Andy e chiede altro rosé, quasi come se per un attimo la corazza si allentasse. In questo ambiente Irv lascia intuire che vuole promuoverla a una posizione ancora più alta dentro Elias-Clarke e che il dipartimento di Andy potrebbe avere più budget e possibilità di ricostruzione. Per qualche scena, dunque, sembra davvero che il mondo stia tornando a ordinarsi attorno a loro.

Questo slancio si infrange nella sequenza del compleanno di Irv Ravitz, che diventa allo stesso tempo festa, parata di cameo e caduta secca. Andy arriva con Peter; Emily è ormai legata sentimentalmente a Benji Barnes; e poi, nel mezzo della celebrazione, Irv crolla e muore per infarto. Entertainment Weekly ha confermato che la morte di Irv era considerata dal regista il detonatore necessario per far scattare la vera lotta di potere della storia. Da qui parte il secondo atto più cupo: il funerale, in cui Stuart suona il violino; Vanity Fair nota che il brano richiama musicalmente la Parigi del primo film, come se il sequel volesse letteralmente far risuonare il passato nel presente. Dopo la morte di Irv, il controllo passa al figlio Jay, figura descritta da più fonti come tech-finanziaria, inadatta affettivamente al mondo che eredita. Andy scopre che l’arrivo dei consulenti e dei tagli non è semplice disciplina aziendale ma il preludio a una svendita o svuotamento di Runway. Miranda è costretta a umiliazioni simboliche: economy sugli aerei, meno privilegi, meno margine. Andy, intanto, proietta il proprio panico anche su Peter e la loro relazione entra in crisi.

Milano e il doppio tradimento

Il terzo grande movimento porta tutti a Milano Fashion Week, e qui il film allarga di colpo il respiro visivo. Le production notes sono particolarmente utili per capire cosa si vede: scene ambientate nella Galleria Vittorio Emanuele, sequenze in hotel girate al Palazzo Parigi, il runway show collocato all’Accademia di Brera, un museo del Cenacolo ricreato in studio perché il vero non poteva essere illuminato per le riprese, e la villa di Benji sul lago di Como. Anne Hathaway ha detto che uno dei momenti più belli da vedere sul set era Meryl Streep in Galleria, ripresa come Miranda nel massimo del suo splendore. È il momento in cui il film torna più vicino al piacere puro della superficie, ma con il retrogusto insistente dell’implosione imminente.

In questo contesto Andy, che sta cercando disperatamente una via d’uscita per salvare Runway, si affida a Emily. L’idea sembra lineare: se Benji comprasse Runway da Jay, la rivista resterebbe viva, Miranda resterebbe dentro il sistema, e Emily fornirebbe il ponte. Andy agisce dunque in segreto rispetto a Miranda, convinta di star lavorando per il bene comune. È qui che arriva il colpo di scena principale: quando la verità viene a galla, Miranda reagisce con rabbia perché sapeva già tutto, e soprattutto perché Emily non sta cercando di salvare Runway per altruismo o per rammendo affettivo. Sta usando Benji per prenderla. Le fonti convergono sul fatto che il piano di Emily preveda l’estromissione di Miranda e una rifondazione della rivista a propria immagine. Miranda la smaschera e riduce il conflitto all’asse centrale del film: commercio contro visione. Emily ha potere, contatti e denaro, ma Miranda sostiene che non possieda l’immaginazione creativa necessaria per guidare davvero Runway.

La situazione peggiora ancora quando Miranda parla direttamente con Benji e capisce che la sua idea di futuro è un futuro di IA, automazione, svuotamento umano del prodotto editoriale. A quel punto la possibilità Benji-Emily smette di apparire anche solo tatticamente tollerabile. Contemporaneamente il film compie un’altra correzione importante: Miranda si accorge di aver dato Nigel per scontato per anni. Nel momento in cui dovrebbe tenere lei il discorso principale del gala milanese, decide di cederlo a lui. È un gesto narrativamente enorme: Nigel, tradito nel primo film e tenuto ai margini per tutto il sequel, riceve finalmente un centro. Mentre lui ottiene quel suo momento di gloria, Miranda e Andy lasciano Milano proprio nel momento più scenografico per inseguire un’altra soluzione.

La soluzione è Sasha Barnes. Andy capisce che Sasha, già introdotta prima come intervistata preziosa, può essere molto più di un personaggio da copertina: può essere l’acquirente alternativa. La mossa decisiva è convincerla a comprare non solo Runway, ma l’intera Elias-Clarke, sottraendo l’impero a Jay e neutralizzando sia il piano di Benji sia il colpo di Emily. Wikipedia italiana ed inglese, Entertainment Weekly e Cosmopolitan concordano su questo passaggio. È qui che il film mette in scena la propria vittoria tattica e, insieme, il proprio pessimismo: il colosso non viene liberato dal dominio dei miliardari, ma affidato a una miliardaria diversa, ritenuta almeno temporaneamente migliore. Sasha accetta, Jay cede, Miranda ottiene finalmente la posizione alta che Irv le aveva promesso, e Andy smette di essere solo una giornalista richiamata in servizio: diventa una delle persone che hanno davvero riscritto il destino dell’azienda.

Il ritorno a New York

Dopo la vittoria, il film non si chiude con un abbraccio consolatorio ma con una serie di chiarimenti. Miranda ammette che l’idealismo di Andy l’ha spinta a reagire, a non arrendersi alla lenta estinzione del proprio mondo. Poi compie un gesto sorprendente: rivela di sapere tutto del progetto del libro-confessione su di lei e, invece di reprimerlo, invita Andy a scriverlo dicendo la verità, anche quella scomoda. Entertainment Weekly insiste sul fatto che questo non trasforma il rapporto in amicizia: il sequel non vuole farci credere che Miranda e Andy si “amino”. Vuole mostrarle come due professioniste che si riconoscono, si rispettano e si usano in modo più onesto di prima.

A New York Andy prova anche a ricomporre la propria vita privata. Si riavvicina a Peter, che la trama tratteggia come figura concreta, affabile e disposta al compromesso. L’altro grande ricongiungimento è però quello con Emily. Dopo il fallimento del piano con Benji, Emily resta sconfitta e sentimentalmente scoperta; le fonti concordano sul fatto che Benji e Emily si lascino. Da qui il film porta finalmente le due ex rivali verso qualcosa che non era mai esistito davvero: un’amicizia. Vanity Fair sottolinea anche un piccolo dettaglio simbolico molto riuscito. Quando Emily fa mea culpa, mangia dal cestino del pane e scherza sul fatto che i carboidrati condivisi non contino: è la smentita vivente della Emily del primo film, quella per cui i carboidrati erano quasi peccato capitale.

Il colpo di coda emotivo appartiene a Nigel. È lui a confessare ad Andy di essere stato l’uomo che, fin dall’inizio, aveva spinto Irv a guardare il video del suo discorso e a riprenderla a Runway. In altre parole, il suo ritorno non è stato solo una manovra aziendale; è stato anche il gesto nascosto di qualcuno che non ha mai smesso di stimarla. Da qui il film passa al suo vero finale visivo: Andy ha un ufficio migliore, più autorevole; gli assistenti del nuovo corso — Amari, Jin e Charlie — sono tutti avanzati di grado; Andy indossa, nell’ultima sequenza, un gilet ceruleo che richiama direttamente il celebre maglione del primo film; Nigel le rivolge l’affettuoso “Forever my girl”; e la macchina da presa si allontana dagli uffici rivelando Andy, Nigel e Miranda in tre spazi separati dello stesso grattacielo, tutti al lavoro. È un’immagine di squadra ma non di fusione, di continuità ma non di salvezza definitiva. Miranda, infine, torna a esercitare la propria autorità con rinnovata energia.

Dettagli visivi e richiami al primo film

Sul piano strettamente visivo, le fonti ufficiali permettono di ricostruire parecchio. Andy è pensata in chiave “feminine menswear”: gilet, blazer morbidi, pantaloni a vita alta, borsa messenger di Coach come accessorio-identità, abiti che sembrano raccolti nel tempo da una reporter che ha girato e lavorato molto. Le production notes parlano di oltre 47 cambi costume per lei e identificano fra i look principali quello del premio stampa, l’incontro con Emily da Dior, il confronto in hotel a Milano e il ritorno finale del ceruleo, non più come maglione goffo ma come gilet rielaborato. Miranda ha meno capelli, una silhouette più severa e circa 28 cambi, fra cui un abito rosso da gala e un look Armani per Milano; il suo ufficio è appesantito intenzionalmente da pile di riviste, quasi a materializzare il peso morto e simbolico della carta stampata. Emily, invece, è il personaggio più spigoloso anche nei vestiti: Dior, Jean Paul Gaultier, corsetti, stivali alti, loghi e linee taglienti.

Anche gli ambienti sono molto leggibili grazie alle note di produzione e agli articoli sui cameo. Il gala iniziale di Runway avviene sui gradini dell’American Museum of Natural History con un tappeto non genericamente blu ma dichiaratamente ceruleo. Le case importanti del film sono almeno tre: il townhouse di Miranda sull’Upper East Side; la casa negli Hamptons dove si svolge il ricevimento mondano con giornalisti, fashion insider e celebrità; la vastissima tenuta di Sasha, che nel film è in Vermont. Milano, poi, è costruita come il grande atto di magnificenza del sequel: passerelle all’Accademia di Brera, scene in Galleria Vittorio Emanuele, un Cenacolo ricreato in studio, villa di Benji sul lago di Como, interni d’albergo al Palazzo Parigi. È la parte del film in cui la crisi dell’editoria viene rivestita del massimo splendore architettonico.

Quanto ai richiami al film del 2006, se ne accumulano molti ma quasi sempre in forma meno urlata del previsto. Vanity Fair segnala che Nate non viene praticamente nominato; Lily resta la testimone del “vecchio” mondo di Andy; Bubby’s torna come luogo della loro amicizia; Nigel e Andy tornano insieme nel fashion closet; gli assistenti aspettano ancora il libro; ricompare il motto sul milione di ragazze pronte a uccidere per quel lavoro; durante il funerale di Irv la musica suonata da Stuart richiama la sezione parigina del primo film; e il finale recupera il ceruleo in forma adulta. EW aggiunge che c’è persino un minuscolo callback iniziale con un venditore di cinture e che Andy spiega di non avere più gli iconici stivali Chanel, mentre Vulture e The Guardian sottolineano i nuovi cameo e la scena in cui Lady Gaga si esibisce a Milano dopo uno scambio passivo-aggressivo con Miranda nel backstage.


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